tradimenti
Il Dono di Jacques - prima parte
17.08.2025 |
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"Prima le spalline dell’abito che scivolarono sulle braccia, poi il raso che cadde ai suoi piedi..."
La casa era immersa in un silenzio ovattato, spezzato soltanto dal crepitio sommesso del camino acceso. Le luci erano soffuse, il vino già versato nei calici di cristallo, e sul grande tappeto persiano davanti al fuoco, Jacques attendeva in silenzio, seduto nella sua poltrona preferita.Indossava una giacca di velluto bordeaux, una camicia di seta nera aperta sul petto. Aveva sistemato tutto con una cura meticolosa, quasi cerimoniale. Quella sera non era solo una fantasia. Era un rito. Un passaggio.
Claire, sua moglie, era apparsa dalla scala come una visione. Un abito di raso avorio le accarezzava i fianchi, lasciando scoperte le spalle, e le gambe si intravedevano ad ogni movimento. I suoi occhi brillavano come se sapessero già tutto.
Alle sue spalle, c’ero io. Invitato da Jacques. Desiderato da Claire.
Mi accolsero con un sorriso intimo, complice, e mentre mi toglievo il cappotto, Jacques si alzò. La sua voce era calma, pacata, ma vibrava di un'emozione trattenuta a fatica.
— «Grazie per essere venuto.»
Fece una pausa. Poi guardò sua moglie.
— «Claire è tutta tua. Questa sera... ti appartiene. E se vorrai, potrai condividerla.»
Il silenzio dopo quelle parole era denso. Claire non disse nulla. Si avvicinò a me, con movimenti lenti e consapevoli, e prese la mia mano. Le sue dita erano calde, leggere. Mi guidò al centro della stanza, davanti al fuoco.
Jacques tornò a sedersi. Non come un uomo che subisce, ma come un devoto testimone. I suoi occhi erano fissi su di noi, pieni di desiderio, ma anche di gratitudine. Lui voleva vedere. Voleva sentire ogni respiro. Ogni suono.
Claire si voltò appena, come a chiedere un'ultima volta il permesso. Lui annuì.
Allora si inginocchiò davanti a me.
Senza fretta. Senza imbarazzo. Con la grazia di chi sa di essere desiderata.
Il calore del fuoco danzava sulla sua pelle mentre le sue labbra si avvicinavano. Le sue mani aprivano la cintura con lentezza, esplorando. Le sue labbra erano morbide, pazienti, esperte. Io trattenevo il respiro, mentre Jacques gemeva piano nella poltrona, toccandosi sopra i pantaloni, senza mai interferire.
Era solo l’inizio.
Claire non era lì per obbedire.
Era lì per dominare il piacere, per portarlo oltre i limiti.
E quella casa non sarebbe più stata la stessa.
Claire si rialzò lentamente, le labbra ancora lucide, gli occhi pieni di malizia. Si avvicinò al tavolino, prese il calice di vino e bevve un sorso con naturalezza, come se fosse appena uscita da un bagno caldo. Poi lo porse a me, invitandomi a berlo dalle sue dita. Era il gioco del dominio sottile, della seduzione che non ha bisogno di parole.
Jacques osservava ogni gesto con lo sguardo carico. Le sue mani tremavano appena. Era presente, eppure lontano, prigioniero felice della scena che aveva voluto.
Claire si girò verso di lui.
— «Vuoi che continui?»
La sua voce era velluto.
— «Vuoi davvero vedermi completamente presa?»
Lui annuì, senza esitazione.
Lei sorrise.
Poi prese la mia mano e mi condusse verso la camera da letto. Ma si fermò a metà del corridoio. Girò la testa verso Jacques, ancora seduto davanti al camino.
— «Vieni anche tu. Voglio che tu ci guardi. Da vicino.»
Lui la seguì. Senza una parola.
La camera era ampia, con lenzuola color avorio e tende leggere che si muovevano con la brezza della notte. L'atmosfera era sospesa, irreale. Claire si spogliò lentamente. Prima le spalline dell’abito che scivolarono sulle braccia, poi il raso che cadde ai suoi piedi. Non indossava nulla sotto.
Il suo corpo era una promessa mantenuta.
Mi sedetti sul bordo del letto mentre lei si avvicinava. Si inginocchiò sulle lenzuola, salì sopra di me, prendendomi tra le cosce come se fosse lei a decidere ogni ritmo. E infatti, lo era. Era Claire che conduceva il gioco.
Jacques si era seduto accanto al letto, quasi in penombra. Guardava in silenzio, ma il suo respiro era irregolare. Si sfiorava appena, come se volesse prolungare quel piacere impossibile.
— «Guardami bene, amore mio» sussurrò Claire, mentre mi accoglieva lentamente dentro di sé.
— «Sto vivendo quello che tu hai sempre sognato per me. Lo sto facendo davanti a te. Per te.»
Il movimento divenne profondo, lento, ipnotico.
Le sue mani sulle mie spalle. Le sue labbra sul mio collo. E gli occhi rivolti a suo marito, che gemeva a ogni affondo come se il piacere fosse anche suo.
Claire gemeva senza pudore ormai. Si lasciava andare, cavalcando il piacere come una regina. Le sue unghie affondavano nella mia schiena, la sua bocca si apriva in un grido sommesso. E Jacques... si toccava con più forza ora, sopra i pantaloni semiaperti, gli occhi lucidi.
Quando Claire venne, lo fece con un tremito del corpo intero. Un’onda che la attraversò come un’epifania. E subito dopo si voltò verso Jacques.
— «Vuoi che la presti ai miei amici, cornuto?»
Lui era sudato, sconvolto, ma annuì.
— «Sì. Voglio che la usino. Voglio che sappiano quanto è meravigliosa.»
Claire sorrise.
— «Allora lì inviteroʻ E siediti. Guarda. Prendine nota.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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